LA BASILICA

La Basilica

La Basilica di Aquileia, dedicata alla Vergine e ai santi Ermacora e Fortunato, ha una storia architettonica le cui radici affondano negli anni immediatamente successivi al 313 d.C. quando, grazie all’Editto di Milano che poneva termine alle persecuzioni religiose, la comunità cristiana ebbe la possibilità di edificare liberamente il primo edificio di culto. Nei secoli successivi, dopo la distruzione di questa prima chiesa, sede vescovile, gli aquileiesi la ricostruirono per ben quattro volte, sovrapponendo le nuove costruzioni ai resti delle precedenti (fasi: teodoriana, prima metà del IV secolo; post-teodoriana nord, metà del IV secolo; post-teodoriana sud, fine del IV secolo o dopo la metà del V secolo; massenziana, IX secolo; popponiana, prima metà dell’XI secolo; intervento marquardiano alla ricostruzione della copertura, dagli archi ogivali al tetto, XIV-XV secolo).

L’attuale Basilica si presenta, nel complesso, in forme romanico-gotiche. L’interno, maestoso e solenne, è permeato di un' intensa spiritualità, affinatasi nel corso dei secoli. Il pavimento è costituito da un meraviglioso mosaico policromo del secolo IV, portato alla luce dagli archeologi negli anni 1909-12; l’elegante soffitto ligneo a carena di nave risale al secolo XV; tra il pavimento e il soffitto, quindi, sono racchiusi oltre mille anni di vicende storico-artistiche. Il pavimento è il più esteso mosaico paleocristiano del mondo occidentale (ben 760 m²): basterebbe esso solo a ripagare il pellegrino del lungo viaggio per venire a visitare l’Ecclesia Mater, patrimonio dell’umanità. Il mosaico è stato parzialmente rovinato dalla messa in opera delle colonne della navata di destra; ciò avvenne alla fine del IV secolo o, secondo diverso parere, dopo la metà del V. Le fondazioni delle colonne sono in vista perché agli inizi del ‘900 fu tolto il pavimento medievale a piastrelle bianche e rosse, risalente all’epoca del patriarca Popone o Poppo (1031), per mettere in luce il prezioso mosaico paleocristiano; le passerelle di cristallo sono al livello del pavimento medioevale.

Dall’ingresso possiamo osservare il pavimento musivo. Il mosaico ricopriva l’Aula Sud di Teodoro, uno dei tre ambienti principali che costituivano la sede vescovile eretta al tempo dell’imperatore Costantino. Teodoro infatti, ricordato nell’epigrafe inserita nel pavimento (nella Scena di Pesca), aveva costruito un complesso cultuale perfettamente rispondente alle esigenze liturgiche del tempo. Acquistata la zona urbana dove sorgevano alcuni magazzini, li demolì ed innalzò un complesso ad U: due aule rettangolari parallele (Aula Sud e Aula Nord), collegate fra loro da una trasversale, pure rettangolare; tra le due parallele, a est della trasversale, trovarono posto il battistero, ambienti di servizio e l’ingresso a tutto il complesso. Del complesso si possono vedere  in Basilica: il mosaico all’Aula Sud, parte del cocciopesto dell’Aula Trasversale, parte del mosaico del corridoio d’ingresso; nella Cripta degli Scavi, i resti dei mosaici dell’Aula Nord, il resto del cocciopesto dell’aula di collegamento e i pavimenti degli ambienti di servizio; non sono visibili i resti del primitivo battistero con vasca ellittica. Secondo alcuni studiosi, l’Aula Sud serviva da catecumeneo, mentre l’Aula Nord era riservata alla celebrazione della Messa; altri invece ritengono il contrario. L’aula di collegamento serviva sia da spogliatoio (prima del Battesimo per immersione), sia per il conferimento del sacramento della Cresima.

I Mosaici

Muovendoci sulla passerella, vediamo la prima scena: la Lotta tra il Gallo e la Tartaruga: Il Gallo, annunciatore della luce del nuovo giorno, raffigura Cristo “Luce del mondo”; la Tartaruga, il cui nome greco significa “Abitatore delle tenebre”, simboleggia il Maligno.
Poco più avanti, sulla destra, il Pastore con il Gregge mistico: Cristo è raffigurato giovane e imberbe, con la pecorella smarrita sulle spalle e in mano la syrinx (il flauto dei pastori), simbolo della dolcezza con cui governa il gregge; è circondato da animali di terra, di cielo, di acqua per ricordare che del suo Gregge fanno parte tutti gli uomini “di buona volontà” della terra, a qualsiasi razza e cultura essi appartengano.
Nei clipei compaiono i ritratti di benefattori (un uomo togato, una donna velata e fanciulle); negli altri tondi sono campite le immagini delle Stagioni (Estate e Autunno; Inverno e Primavera sono state distrutte dalle fondazioni delle colonne) e del Pesce - acrostico ICHTYS (ichtys in greco significa “pesce”; ogni lettera è iniziale delle parole Iesus Christòs Theu Yòs Sotér, Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore).
Attiguo al tappeto dei ritratti si estende quello con le immagini degli Offerenti e della Vittoria Cristiana. La Vittoria classica, alata, con in mano la corona d’alloro e la palma per il vincitore, si è trasformata nella Vittoria Cristiana che premia il credente vincitore sul peccato con l’Eucaristia.
La grande Scena di Pesca è opera del Maestro del mare. Allude alla predicazione del Vangelo ad opera degli Apostoli (“Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”: Mt. 4,19). I pesci sono le persone che ascoltano la Buona Novella, la barca è la Chiesa, la rete (ma anche la lenza) è il Regno dei Cieli (“Il Regno dei Cieli è simile a una gran rete gettata in mare...”: Mt. 13,47). Nel mare sono inserite le tre scene di Giona, allusive alla morte, resurrezione e ascensione di Cristo: Giona ingoiato dal mostro, Giona rigettato dal mostro, Giona in riposo sotto la pianta di zucca.

La Cripta degli affreschi

La struttura architettonica di questa cripta risale al IX secolo, mentre il ciclo di affreschi è della seconda metà del XII. Sulla volta, diciannove scene con le Storie di Ermacora raccontano le origini del cristianesimo ad Aquileia. Secondo la tradizione (leggendaria), san Pietro inviò san Marco a evangelizzare Aquileia, capitale della Decima Regione Augustea, la Venetia et Histria.
Nelle quattro lunette sono raffigurate le scene della Passione di Cristo e la Morte di Maria; nei pennacchi, figure di Santi; nella volta centrale, la Madonna in trono col Bambino fra i simboli degli Evangelisti e Cristo in trono fra gli Angeli.

L'Abside

Il maestoso affresco absidale risale all'anno 1031, quando il patriarca Popone ne decise la realizzazione. Ai lati della mandorla con al centro la Madonna in trono, sono raffigurati i martiri della tradizione aquileiese: a destra Ermacora, Fortunato ed Eufemia (che rappresenta il gruppo delle Quattro Vergini Aquileiesi), a sinistra Marco evangelista, Ilario e Taziano. Nella fascia inferiore si impongono le figure di altri martiri aquileiesi. 

Il Cristo della Trincea

Tra il transetto e la navata di sinistra della Basilica è stata  collocata su una piccola colonna una drammatica scultura moderna:  il  "Cristo della Trincea". Realizzata da Edmondo Furlan, artista-soldato, quest'opera riflette e trasmette tutti i drammi che ha portato la Prima Guerra Mondiale.

Il Santo Sepolcro

Percorrendo la navata sinistra per raggiungere l’ingresso della Cripta degli Scavi, troviamo accanto ad esso il Santo Sepolcro. Il monumento, del secolo XI, riproduce la chiesa dell’Anastasis (della Resurrezione), eretta in età tardoantica a Gerusalemme sul sepolcro di Cristo; un tempo era usato per i riti della Settimana Santa.

La Cripta degli scavi

La Cripta degli Scavi è una zona archeologica sotterranea (sotto il prato che circonda il Campanile) in cui sono visibili resti archeologici di quattro epoche diverse. Seguendo l’itinerario obbligato, troviamo, a livello della passerella, i tratti di cocciopesto relativi al pavimento dell’Aula Trasversale teodoriana (inizi IV secolo); a livello inferiore sono i mosaici di una Domus (casa unifamiliare) dell’età di Augusto (fine I secolo a.C. - inizi I secolo d.C.); a livello superiore, tratti del mosaico e fondazioni di colonne della Basilica post-teodoriana nord (metà del IV secolo), distrutta da Attila nel 452. Invece, non sono immediatamente comprensibili i resti dei magazzini del III secolo C., successivi alla Domus, rimasti in funzione forse fino all’intervento di Teodoro. Proseguendo oltre l’antica soglia, si entra nell’Aula Teodoriana Nord, dove si possono ammirare splendidi mosaici raffiguranti svariati animali (soprattutto uccelli, ma anche l’Ippogrifo) in strane posizioni (l’Aragosta sull’albero) o con particolari oggetti (il Capro con il corno e il pastorale) ricchi di significati simbolici alludenti alle verità di fede, alle virtù cristiane, alla vita eterna nel Paradiso. Girando attorno alle fondazioni del Campanile, si possono vedere altri mosaici (l’Ariete, la Lotta tra il Gallo e la Tartaruga, il Coniglio, la Stella di Davide) e i resti della vasca battesimale del secondo Battistero (della post-teodoriana nord).

Il Battistero

Il Battistero, il terzo edificato ad Aquileia in ordine di tempo, è il risultato di varie modifiche e rifacimenti. Al tempo del vescovo Cromazio (IV secolo), quando venne eretto, era di forma quadran­golare; poi divenne ottagonale, come rimando simbolico dell’ottavo giorno: la Rinascita.
Al centro del Battistero troviamo una vasca battesimale di forma esagonale, frutto di un restauro ottocentesco; ai suoi vertici sei colonne che servivano come sostegno di una copertura piana e appoggio di un ambulacro che si estendeva verso le pareti laterali.

L'Aula Cromaziana (Südhalle)

La nuova struttura di protezione consente la conservazione e la fruizione degli importanti resti pavimentali dell'Aula Meridionale del Battistero, risalente all'epoca del vescovo Cromazio (388-408 d.C.).  Il mosaico cromaziano, pur ricalcando l’impronta geometrica teodoriana, presenta una parte figurativa più povera ed esigua nelle dimensioni. Infatti, le figure del campo centrale sono stilizzate, quasi lontane dalla realtà, ma dall’alto valore simbolico. La naturalità e la freschezza sembrano essere ormai dimenticate. La composizione musiva della Südhalle presenta alle estremità dei  moduli geometrici mentre nella parte centrale sei ottagoni campiscono sei pecore o agnelli.
Sulla parete ovest ha trovato collocazione lo splendido mosaico del Pavone, ritrovato nell' ambiente di passaggio esistente tra la Basilica e l’Aula Cromaziana.

Il Campanile

La torre campanaria di Aquileia, che si erge imponente accanto alla Basilica patriarcale, fu edificata nella prima metà dell’XI secolo dal patriarca Popone e innalzata ulteriormente a partire dalla fine del XIV sec., fino a raggiungere l’altezza di 73 metri. La visita al Campanile permette di osservare, oltre al panorama che spazia dalle Alpi, alle alture del Carso, al mare anche il mosaico teodoriano appartenente all’antica Aula Nord.